sabato 1 maggio 2010

Fini all'Insubria "ha parlato" anche di Tangentopoli. Qualcuno se n'è accorto? - di Andrea Catalano

Non si poteva non dedicare invece un singolo post ad un tema appena accennato da Fini, ma davero importante secondo me.
Sto parlando di Tangentopoli, spina nel fianco dei politici.
Forse non molti se ne saranno accorti, ma l'argomento è emerso velatamente in un discorso sui costi della politica per il mantenimento dei partiti, specie in campagna elettorale.

Poiché non sono qui a fare del giornalismo, ma a offrire la mia opinione e la mia interpretazione, devo dire che ho avuto l’impressione che fra le righe si cercasse di dire che il dramma di tangentopoli fu causato solo da quello: i politici rubarono soldi alle casse dello stato per far vivere i loro partiti.

Ognuno dia l'interpretazione che desidera, ma questo spiega tutto per me: non è un colore che distingue un politico, ma l'idea stessa che quando si governa si entra a far parte di un qualcosa definibile come casta che lascia cittadino e democrazia sulla porta.

Ognuno è libero di pensare come vuole per fortuna, ma io
ritengo che giustificare tangentopoli spiegando che i politici “prendevano” e non “rubavano” i soldi per la sopravvivenza dei loro partiti, è come dire che la shoah non sia mai esistita.

Andrea Catalano

Politica, informazione e società: trinomio imperfetto - di Andrea Catalano

Dopo i contrasti all'interno del PDL, l'on. Gianfranco Fini ha trovato il tempo per poter tenere una lezione presso l'Università dell'Insubria di Varese sull'informazione e sulla politica. Il presidente della Camera dei deputati ha dunque potuto intrattenersi su un argomento spinoso qual è il giornalismo al giorno d'oggi.

Da bravo demagoga e da uomo intelligente, ha mostrato un'apertura molto positiva verso Internet, asserendo che il web potrebbe abbattere persino le dittature, e questo senza porre nessun riferimento al “caso Italia”. Dopo questa premessa, l'on. Fini ha parlato di un connubio, molto esplicativo a mio giudizio, fra Politica, informazione e società. Se tutti i rappresentanti politici parlassero come l'ex leader di Alleanza Nazionale, verrebbe da chiedersi come mai la politica italiana faccia così tanta fatica a condurre il paese. Difatti la sua analisi è molto critica, discorre persino sul fatto che l'Italia è un paese strano dove ci si dilania per la par condicio e non si pensa mai al futuro poiché si volge lo sguardo perennemente al passato. Parole pure, belle e nobili da parte di chi però sta da quella parte della barricata.

Dopo un discorso sugli ovvi problemi della comunicazione italiana, è tempo di una riflessione molto interessante: oggi viviamo in una società degradata che desidera solo un certo tipo d'informazione, e questo di conseguenza porterebbe ad una scarsa comunicazione ma anche ad un livello di politica molto basso. Niente di nuovo purtroppo, se non la tacita giustificazione per un sistema che non funziona: è sicuramente vero che la nostra società è in crisi, ma l'informazione dovrebbe comunque cercare di migliorarla con la conoscenza. Tuttavia non sono un ipocrita e mi rendo conto che questo è più un'utopia che altro. Eppure la Politica, quella con la P maiuscola, non dovrebbe assoggettarsi a questo ordine delle cose, ma, rappresentando il meglio della società, dovrebbe guidarla e non ripiegarsi su se stessa.

Arrivato il momento delle domande, le cose non sono andate proprio per il verso giusto. Le risposte di Fini, molto elusive, tuttavia non rappresentano la sua ideologia politica né una in particolare, ma sono semplicemente le risposte di un politico che, sebbene si rifiuti di ammetterne l’esistenza, rimane parte di un sistema chiamato “casta”. E per casta non intendo l'accezione negativa del termine, ma “un qualcosa” che vede politici ed uomini comuni sotto un diverso punto di vista. Uno dei punti più dolenti a questo proposito è stato il tema delle intercettazioni. Interpellato sull’argomento, Fini le ha definite ingiuste poiché il loro abuso porta a coinvolgere spesso anche persone che non sono indagate. Se questo è vero, il problema è un altro: a parte che viene omesso il fatto che le intercettazione non possano più essere usate in tribunale, c'è da considerare che se un giornale non le può più pubblicare, saranno i giornalisti ad interpretarle e spiegarle, e questo è ancor più dannoso poiché le libere interpretazioni non sono fatti, e il giornalismo, quello vero, si sa, è fatto di fatti, permettete mio il giro di parole. Ed è strano che Fini, da giornalista consumato, non ci abbia pensato.

È quasi superfluo richiamare l’attenzione sull'unilateralità delle risposte date, dal momento che un ragazzo addirittura non ha nemmeno potuto controbattere ad un argomento spinoso, di fronte ad una chiara risposta evasiva… ma purtroppo si sa come vanno certe cose…


Andrea Catalano

lunedì 26 aprile 2010

Politica e Media. La Rai deve cambiare

Settimana scorsa ho avuto il piacere e, devo ammettere anche l'onore, di intervistare il regista e giornalista Rai Gilberto Squizzato. L'ho avvicinato a seguito di un interessante dibattito presso la sede gallaratese dell'Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), durante il quale il noto regista ha presentato il suo libro "La tv che non c'è. Come e perchè riformare la Rai", e l'ho intervistao per il giornale online per cui lavoro, Varese7Press.

Durante la serata, e in particolare nel corso dell'intervista sono emerse cose davvero interessanti, ma qui voglio discutere del legame fra la politica e la televisione, e più in generale i media. Si può parlare di media liberi? Ormai è chiaro che ogni quotidiano, o quasi, ha un orientamento politico, e alle spalle degli interessi da difendere. Quindi è chiaro che ci saranno delle notizie meno frequenti di altre sulle pagine di un giornale o nei notiziari di una certa parte della tv, o comunque un tono diverso con cui queste verranno trattate.

Se possiamo "accettare" - anche se non di buon grado - che accada una cosa simile, perchè in fondo quando compriamo un quotidiano o ci sintonizziamo su un rete tv privata e commerciale sappiamo cha appartiene a qualcuno, non si può però tollerare che questo accada con la tv del Servizio Pubblico. Questa non dovrebbe forse appartenere al popolo? Non dovrebbe forse essere libera e senza vincoli? Ma è chiaro che, come spiega Squizzato nel suo libro, non lo è.

Chi decide i massimi vertici della Rai? Chi vigila sul regolare andamento del Servizio Pubblico? Alla fine la Rai è purtroppo proprietà dei partiti, della politica. E perchè le cose cambino, è la Rai che dovrebbe cambiare. Questo è in fondo, in estrema sintesi, quello che è emerso dal dibattito con Squizzato, al quale, poi, io ho posto nello specifico alcune domande. In particolare in questa sede ne riporterò due:

Da regista e giornalista, cosa pensa della Videopolitica, ormai sempre più video e meno politica? «In “Tv che non c’è” cito un passaggio del libro “Politica Pop” di Gianpietro Mazzoleni e Anna Sfardini, in cui si parla proprio del politainment, quel genere televisivo per il quale i politici, con i loro capricci, la loro vita privata, diventano materiale di intrattenimento. Il che non farebbe grande scandalo, se non fossero i partiti a controllare la tv. In questo modo diventa una sorta di pubblicità gratuita e indebita.»

Lei è anche docente al Master di Giornalismo dell’Università Statale di Milano. Quali sono i consigli che da ai Suoi studenti per fare giornalismo in un epoca in cui troppo spesso il giornalismo stesso è condizionato dalla politica e dalla pubblicità? «Quello che consiglio è cominciare a mettersi nell’ordine dell’idea di diventare imprenditori di sé stessi, perché la stampa, quella cartacea, conterrà sempre maggiormente il numero di lavoratori, l’accesso alle tv sarà sempre più condizionato dalla politica e la rete offrirà certamente qualche spazio, ma non garantirà il finanziamento pubblicitario. E dunque imprese e agenzie più o meno telematiche saranno ambito di lavoro delle nuove generazioni che hanno il diritto di guardare il mondo con i loro occhi e descriverlo. E l’Ordine dovrà tutelare queste nuove forme di comunicazione, se vorrà continuare a giustificare la sua esistenza. Perché è troppo facile tutelare solo quelli che sono già garantiti.»

Provo conforto a vedere che non sono l'unico a credere che la politica, nei termini della Videopolitica, non sia sempre un bene. C'è chi crede che avvicini alla politica coloro che ne sono sempre stati lontani, grazie al potere che le soft news hanno di attrarre la gente, e c'è chi, come me, crede che a piccole dosi non guasti, ma a lungo andare svilisca la politica e, quel che è peggio, offra ai politici una vetrina per una "pubblicità gratuita e indebita". Squizzato docet.

Le due domande sono tratte dall'intervista che trovate al link http://www.varese7press.it/?p=14069
Inoltre potete leggere anche l'articolo sulla serata e sul dibattito al link http://www.varese7press.it/?p=14065

giovedì 22 aprile 2010

Fini VS Berlusconi - "Ti spiezzo in due"



In casa PDL questa volta lo scontro è forte, irrimediabile forse. Gianfranco Fini arriva allo scontro verbale diretto con il Premier. Lui, Silvio Berlusconi, volto imbronciato, lo ascolta durante il suo intervento, poi, nella replica, lo invita a dimettersi dalla sua carica di Presidente della Camera. Si parla di tradimento, di pentimento per aver contribuito a creare il PDL - come lo accusa Berlsuconi -

Siamo all'epilogo di una lunga amicizia politica, oppure Fini continuerà a militare tra le fila del PDL, inghiottendo il rospo dell'amara sconfitta? Non sembrano entusiasti infatti i presenti esponenti del partito, che più volte fischiano al Presidente della Camera, mentre si lasciano andare a lunghi applausi di fronte alle repliche del Premier.

Fini inaugurerà una nuova era di correnti a destra, proprio come quelle che imperavano ai tempi della DC, oppure rientrerà nei ranghi e come al solito poi si parlerà di una "scaramuccia fra vicini di casa"?

Quel che è certo è che Fini non ha alcuna intenzione di dimettersi dal suo ruolo istituzionale e che, nonostante siano discutibili i modi, le questioni che ha sollevato non solo sono spinose, ma anche, ahimè, veritiere.

Ma quel che è ancora più chiaro, a mio parere, è che ci siamo trovati di fronte a uno spettacolo degno del marchio Videopolitica, come lo intendo io, nel mio modo di vederla come una macchia indelebile della Politica.



lunedì 19 aprile 2010

Politica e numeri: gli sprechi della Politica Italiana




Partiamo da una premessa: non sono mai stato un fan di Marco Travaglio, diciamo che con lui condivido pressocchè solo il nome. Tuttavia quando c'è da essere obiettivi, non mi tiro indietro. La politica costa, e costa troppo.

Si parla orami da tempo di tagli alle spese e al numero dei parlamentari, ma parlarne non è sufficiente. La crisi c'è e l'Italia non naviga certo in acque tranquille. Risparmiare "qualche Euro" togliendolo direttamente dalle tasche dei politici non sarebbe una brutta idea, specialmente se parliamo di certi privilegi o di certe voci del budget che "naturalmente" esulano dallo stipendio (di ben 16.000 al Mese circa) dei nostri Parlamentari, come cene, pranzi e viaggi.

Persino la videopolitca ha un costo: perchè i grandi eventi della politica richiedono grandi investimenti mediatici, e questi soldi da dove arrivano? Non c'è bisogno che sia io a dirvelo.

Una cosa però ve la dico solo: destra o sinistra, questa politica a me un pò stufa. E a voi?